Il Convegno ONA dedicato al tema “Amianto e altri rischi cancerogeni: stato dell’arte e prospettive future” si è concluso con una partecipazione ampia e qualificata, confermandosi come uno degli appuntamenti più rilevanti sul fronte della tutela della salute pubblica e dell’ambiente. L’evento, organizzato dall’Osservatorio Nazionale Amianto (ONA) e presieduto dall’avvocato Ezio Bonanni, si è svolto nella Cittadella regionale di Catanzaro, diventando un momento di confronto aperto tra istituzioni, comunità scientifica, professionisti sanitari, giuristi, associazioni e cittadini.
L’evento ONA non è stato soltanto un’occasione di approfondimento tecnico, ma un vero e proprio spazio di ascolto, denuncia e proposta, capace di intrecciare dati scientifici, esperienze cliniche, profili giuridici e testimonianze dirette. Al centro del dibattito, l’emergenza amianto in Calabria, la presenza diffusa di altri agenti cancerogeni e la necessità di un cambio di paradigma che metta davvero al centro la prevenzione e la dignità della persona.
Il Convegno ONA è stato moderato dalla giornalista Donatella Gimigliano, responsabile dell’Ufficio Stampa ONA, che ha guidato i lavori favorendo un dialogo costante tra relatori e pubblico. La presenza contemporanea di medici, oncologi, epidemiologi, dirigenti sanitari, rappresentanti istituzionali, tecnici ambientali e attivisti civici ha dato all’incontro un carattere fortemente multidisciplinare, elemento essenziale per affrontare una problematica complessa come quella dell’amianto e dell’inquinamento ambientale.
Ad aprire ufficialmente l’incontro è stata Eulalia Micheli, assessore all’Istruzione, Sport e Politiche Giovanili, che ha portato i saluti del Presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto. Nel suo intervento è stato ribadito l’impegno della Regione nella tutela della salute e dell’ambiente, sottolineando come la questione amianto rappresenti una priorità che richiede responsabilità istituzionale e continuità d’azione.
Un contributo particolarmente significativo è arrivato anche dalla Sottosegretaria al Ministero dell’Interno, Wanda Ferro, intervenuta con un messaggio video. Ferro ha posto l’attenzione sull’impatto delle ecomafie nella gestione illecita dei rifiuti pericolosi, evidenziando come criminalità ambientale, degrado del territorio e danni alla salute siano aspetti inseparabili di uno stesso fenomeno.
Nel suo intervento sono stati richiamati dati allarmanti sui reati ambientali in Italia e in Calabria, sottolineando la necessità di controlli più efficaci, strumenti normativi aggiornati e una strategia di prevenzione realmente incisiva. È stato inoltre ricordato il recente rafforzamento del quadro normativo sugli ecodelitti e l’importanza del coordinamento nazionale delle procure per contrastare la criminalità ambientale in modo strutturato.

Il cuore del Convegno ONA è stato rappresentato dall’intervento dell’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto. Bonanni ha ribadito con forza che la prevenzione primaria e secondaria costituisce l’unico strumento realmente efficace per contrastare l’amianto e gli altri cancerogeni ambientali e professionali.
Nel suo discorso, l’avvocato ha ripercorso la storia del riconoscimento della pericolosità dell’amianto, mostrando come già all’inizio del Novecento esistessero evidenze scientifiche e giurisprudenziali sui suoi effetti nocivi. Ha ricordato le sentenze storiche, il riconoscimento dell’asbestosi come malattia professionale e la responsabilità dei datori di lavoro, sottolineando come troppo spesso la tutela del profitto abbia prevalso sulla salute dei lavoratori e dei cittadini.
Bonanni ha inoltre lanciato un appello al Governo affinché vengano potenziate le strutture oncologiche nazionali e incrementati i finanziamenti destinati alla sanità calabrese, valorizzando le eccellenze presenti sul territorio. La Calabria, ha sottolineato, non può e non deve essere considerata un territorio di serie B sul diritto alla salute.

Uno dei temi centrali del Convegno ONA è stato quello della mappatura dei siti contaminati e della reale incidenza delle patologie asbesto-correlate in Calabria. Bonanni ha evidenziato come i dati ufficiali risultino spesso sottostimati, anche a causa della migrazione sanitaria verso altre regioni, dove vengono effettuate molte diagnosi oncologiche.
Secondo le stime dell’ONA, dal 1990 ad oggi in Calabria si registrano circa 600 casi di mesotelioma, un numero nettamente superiore a quello ufficialmente censito. Il mesotelioma, ha ricordato Bonanni, rappresenta solo la punta dell’iceberg di un fenomeno molto più ampio che include numerose altre patologie tumorali e non tumorali legate all’esposizione all’amianto.
Fondamentale, in questo contesto, è l’attività di mappatura portata avanti dall’ONA attraverso lo Sportello Amianto, i volontari e strumenti digitali dedicati. Senza una conoscenza precisa dei siti contaminati, ogni politica di prevenzione rischia di rimanere inefficace.
Ampio spazio è stato dedicato durante il meeting alla situazione del Sito di Interesse Nazionale (SIN) di Crotone, uno dei più inquinati a livello nazionale. L’epidemiologo Orlando Amodeo ha presentato i dati del progetto SENTIERI, illustrando un quadro di elevata compromissione ambientale e sanitaria.
L’area del SIN di Crotone comprende oltre 500 ettari di territorio e una vasta porzione marina, con la presenza di milioni di tonnellate di rifiuti industriali interrati, tra cui metalli pesanti, amianto e materiali TENORM. I dati epidemiologici mostrano un aumento significativo della mortalità per malattie croniche e tumori, con eccessi evidenti per alcune patologie oncologiche sia negli uomini che nelle donne.
Questi numeri confermano il legame diretto tra contaminazione ambientale e salute pubblica, rendendo improcrastinabili interventi di bonifica e sorveglianza sanitaria.
Il Convegno ONA ha rappresentato anche un momento di riflessione sul futuro della ricerca in ambito oncologico ambientale. Il professor Pasquale Montilla, oncologo e consulente scientifico ONA, ha illustrato un modello innovativo basato sulla previsione biologica del rischio tumorale, superando il tradizionale approccio puramente descrittivo degli studi epidemiologici.
Montilla ha spiegato come l’uso di biomarcatori, come le porfirine urinarie, consenta di individuare precocemente esposizioni croniche subcliniche a sostanze tossiche, aprendo la strada a una prevenzione realmente attiva. Questo cambio di paradigma, coerente con la visione dell’ONA, punta a una medicina predittiva e preventiva, capace di intervenire prima che la malattia si manifesti.

Numerosi interventi dal mondo sanitario hanno arricchito l’evento, portando esperienze dirette maturate sul campo. Medici come Marisa Macrina, Renata Tropea e Federico Tallarigo hanno descritto l’impatto concreto dell’inquinamento ambientale sulla salute dei pazienti, evidenziando ritardi strutturali, carenze di registri tumori e difficoltà nel riconoscimento delle patologie professionali.
Particolare attenzione è stata dedicata agli effetti dell’inquinamento su bambini, anziani e soggetti fragili, nonché al ruolo del cambiamento climatico come moltiplicatore dei rischi sanitari. È emersa con chiarezza l’idea che la prevenzione rappresenti non solo una scelta etica, ma anche una strategia economicamente sostenibile rispetto ai costi enormi delle cure e delle bonifiche tardive.
Il Convegno ONA ha dato spazio anche alle testimonianze dei cittadini, come quella di Enzo Filareto, paziente oncologico e vicepresidente dell’associazione Cittadini Liberi di Crotone. La sua esperienza personale ha mostrato come dietro i numeri e le statistiche ci siano vite segnate dalla malattia e dall’incertezza, rafforzando la richiesta di trasparenza, screening sanitari e monitoraggi continui della popolazione esposta.
In chiusura, sono state rilasciate una serie di proposte concrete: aggiornamento del Piano Regionale Amianto, obbligo per i Comuni di adottare Piani Comunali Amianto, utilizzo di sistemi GIS per la mappatura, fondi di rotazione per le bonifiche e rafforzamento dei Centri Operativi Regionali.
Il messaggio finale emerso dal convegno è stato chiaro: senza strutture operative, risorse adeguate e una volontà politica concreta, anche il miglior impianto normativo rischia di restare inefficace. La lotta all’amianto e agli altri cancerogeni non riguarda solo la Calabria, ma l’intero Paese, e chiama in causa una responsabilità collettiva verso le generazioni presenti e future.