Sorveglianza sanitaria obbligatoria: la proposta di Deambrogio

La sorveglianza sanitaria obbligatoria è solo uno dei punti cardine con cui il segretario regionale di Rifondazione Comunista, Alberto Deambrogio ha attaccato la “stagnazione” del Piemonte sul tema dell’amianto. Forti le accuse verso l’attuale amministrazione, ma interessanti le proposte avanzate per risolvere i problemi più pressanti.

 

Sostegno sanitario ed economico alle famiglie degli esposti

In occasione della giornata dedicata alle vittime dell’amianto tenutasi il 28 aprile scorso, Deambrogio ha tenuto a fare il punto sulla questione asbesto, evidenziando senza mezzi termini tutte le criticità che necessitano attenzione da parte delle istituzioni.

Il segretario regionale lamenta infatti una scarsa partecipazione di queste ultime nella tutela dei cittadini, accusandole di non aver dato seguito effettivo ad alcune delle apprezzabili iniziative e manifestazioni che sono state organizzate in passato.

Chiede dunque che venga fornito un aiuto tangibile a chi è stato vittima dell’amianto, a prescindere che si tratti di fatti recenti o passati. Propone poi una maggiore attenzione verso le famiglie, attraverso sostegni sanitari ed economici proporzionati alle rispettive situazioni, nonché il riconoscimento giuridico (e addirittura Costituzionale) dello “stato di vittime”, a cui devono essere riservate le migliori cure mediche.

È in questo frangente che il politico ha sottolineato la necessità di istituire una sorveglianza sanitaria obbligatoria e comune a livello nazionale. Ciò permetterebbe a tutti gli esposti e ai malati di mesotelioma (o colpiti da altre forme di malattie asbesto correlate) di godere di un supporto concreto in tutte le difficoltose fasi che accompagnano queste gravi patologie.

 

Investimenti più mirati oltre alla sorveglianza sanitaria obbligatoria

Alberto Deambrogio si è espresso anche sugli investimenti fatti fino ad ora dalla Regione per mettere in atto procedure di messa in sicurezza e bonifica dell’amianto. A suo dire, i risultati ci sono, ma si potrebbe fare di meglio se i tempi di smaltimento dei manufatti venissero drasticamente ridotti.

Propone anche di rimpinguare i fondi previsti dal Piano Nazionale di Bonifica e Smaltimento dell’Amianto, ricorrendo a quelli derivanti dal PNRR. Sempre da tali finanziamenti, suggerisce di riservare dei fondi da destinare alla prevenzione, alla cura e alla riabilitazione delle vittime.

Le idee sono quindi molto interessanti e sostenute da tani enti, ma resta da vedere se avranno un effettivo seguito oppure se rimarranno lettera morta; come accaduto con la Legge 30 del 2008, che sempre secondo Dambrogio offrirebbe soluzioni efficaci, ma che nessuno sembra voler prendere in considerazione.





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