Sorveglianza sanitaria per l’amianto

Contramianto ha chiesto la sorveglianza sanitaria per l’amianto, in modo da poter tutelare meglio le vittime di questo pericoloso materiale edile. Taranto, in particolare è la città col più alto tasso di persone contaminate a causa delle numerose e importanti fabbriche che fra gli anni ’70 e ’90 hanno fatto largo uso di asbesto e altri suoi derivati.

 

I numeri spaventosi delle vittime di Taranto

Le cifre presentate da Contramianto parlano chiaro: Taranto  da sola conta l’80% di tutte le vittime esposte all’asbesto nell’intera Puglia. Ad oggi le richieste per un curriculum amianto sono state oltre 53.000 e a 35.000 di queste è stato rilasciato il certificato esposti amianto. I numeri tuttavia sono destinati a salire, ecco perché l’associazione ha richiesto una sorveglianza sanitaria per l’amianto.

Sono almeno 570 i casi di mesotelioma (il tumore direttamente riconducibile all’esposizione alle fibre cancerogene) certificati a Taranto. Questo numero è purtroppo costante negli anni, il che significa che ancora nuove vittime potrebbero essere mietute dal killer silenzioso ancora per diverso tempo.

Quello che più preoccupa è che non sono solo gli operai di fabbriche come Italsider/Ilva, Arsenale e Marina militare ad essere stati vittima della contaminazione, ma anche i familiari di questi ultimi, esposti negli anni passati alle fibre depositatesi sulle tute dei lavoratori e trasportate fino alle loro abitazioni. Per questo al mesotelioma vanno aggiunte anche altre forme tumorali che colpiscono polmoni e bronchi.

 

Sorveglianza sanitaria per l’amianto anche per gli edifici pubblici

Fra le misure per la sorveglianza sanitaria per l’amianto vi è anche un’attenzione particolare per gli edifici pubblici, soprattutto per scuole, ospedali e case di riposo. Secondo i dati raccolti da Contramianto, le strutture che al loro interno ospitano ancora artefatti contenenti asbesto sono tantissime e tutt’ora utilizzate. Ciò significa che le persone che vi transitano sono continuamente esposte al rischio di contaminazione.

L’amianto killer si annida nelle coperture dei tetti, nelle tubature dell’acqua, nei controsoffitti e nelle pareti. Fintanto che rimane integro non costituisce un reale pericolo, ma basta anche solo un lieve danneggiamento per liberare nell’aria le microfibre cancerogene. Molte aree sono già state bonificate, ma non è ancora sufficiente.

Mancano oltretutto censimenti precisi e definitivi, che dovrebbero essere effettuati al più presto, in modo da individuare i siti che necessitano di interventi prioritari.