Preoccupa la situazione amianto in Italia

Nonostante le numerose iniziative e i finanziamenti  messi a disposizione, la situazione amianto in Italia è ancora piuttosto preoccupante. I dati suggeriscono che non tutte le regioni procedono allo stesso ritmo (alcune infatti non posseggono nemmeno un piano d’intervento ben consolidato), e che vi sono ancora gravi lacune in termini di censimento e bonifica dei siti a rischio.

 

La situazione amianto in Italia è stata sottostimata dalle istituzioni

Sono tante le difficoltà con cui il Bel Paese si trova oggi a dover fare i conti quando si parla di asbesto. Una delle più preoccupanti è quella relativa alla sottovalutazione del  problema. Già dai primi censimenti effettuati negli anni ’90, poco dopo la messa al bando del pericoloso materiale edile, pur non essendo ancora ben chiari, i dati dei siti potenzialmente rischiosi apparivano piuttosto sconcertanti.

Nel 2012, nel rispetto del Piano Nazionale Amianto (mai realmente avviato), vennero censiti circa 108.000 siti contaminati. Di questi, solo 7.905 risultavano bonificati a dicembre del 2020. Un valore che sottolinea come sia stato fatto troppo poco nel corso di 8 anni per garantire la sicurezza di cittadini e lavoratori.

Ma c’è di più, nel suo rapporto “Liberi dall’amianto”(ottenuto tramite la sottoposizione di alcuni questionari alle amministrazioni delle diverse regioni), Legamabiente aveva aggiornato il valore delle strutture censite e a rischio, portandolo a 370.000, stimando inoltre 57 milioni di metri quadrati di sole coperture che potevano potenzialmente contenere eternit.

 

Processi infiniti e poche soluzioni concrete

La lentezza dei processi è un'altra delle problematiche che stanno influendo negativamente sulla situazione amianto in Italia. Tra i più eclatanti non si può non ricordare quello che ha visto imputato il magnate svizzero della Eternit, Schmidheiny. La procedura iniziata nel 2014 è caduta in prescrizione e ha lasciato 2889 parti lese senza alcuna risposta.

Oggi, lo stesso soggetto è accusato della morte di 392 cittadini di Casale Monferrato nel processo Eternit Bis. Il procedimento giudiziario avviato nel 2015 è tutt’ora in corso alla Corte di Cassazione di Novara, ma in molti sono ormai sfiduciati.

Fortunatamente ogni tanto la giustizia fa il proprio corso e porta a qualche risultato concreto, come nel caso dell’Eternit di Bagnoli e Rubiera. Il 6 aprile scorso, infatti, Schmidheiny è stato condannato in primo grado per omicidio colposo ai danni di  suo ex dipendente, deceduto a causa del mesotelioma.





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