Il problema dell’amianto a Roma preoccupa ancora

In un recente convegno organizzato dall’ONA (Osservatorio Nazionale Amianto), è stato messo in evidenza il problema dell’amianto a Roma. I dati riportati sono davvero preoccupanti, soprattutto perché a distanza di oltre venti anni dalla messa al bando del pericoloso materiale edile, purtroppo, si continua ancora a morire per malattie asbesto correlate.

 

Le morti per amianto a Roma non si arrestano

Il presidente dell’ONA, l’avvocato Ezio Bonanni ha portato all’attenzione degli intervenuti i numeri raccolti dal 2001 al 2021 relativi ai decessi per malattie asbesto correlate. Tra il 2001 e il 2015 i cittadini che sono venuti a mancare a causa dell’avvelenamento da amianto (principalmente casi di mesotelioma) sono stati 882, mentre dal 2015 al 2021 se ne sono aggiunti altri 411.

In venti anni il totale delle vittime ha superato le 1300 e si tratta solo di quelle registrate e messe in correlazione col pericoloso materiale edile, ma chissà quante altre devono ancora essere identificate. Si sottolinea, inoltre, che il tasso di mortalità per chi contrare questa tipologia di tumore è del 93% entro cinque anni.

Dunque i numeri parlano chiaro: l’amianto a Roma è ancora una minaccia concreta e servono interventi attivi affinché si possano mettere in sicurezza le aree più a rischio della Capitale. Secondo le ultime stime, la maggior parte degli edifici e delle strutture la cui costruzione è antecedente al 1990 si concentrerebbero principalmente:

  • in Zona Magliana;
  • negli Aeroporti di Fiumicino e Ciampino;
  • nel Tiburtino e nel Casilino.

È qui che l’ONA suggerisce di focalizzare gli sforzi del Comune, investendo ingenti risorse per identificare, mappare e bonificare le costruzioni più a rischio. A tale proposito è stato istituito anche un numero verde di riferimento a cui i cittadini possono inviare segnalazioni in maniera del tutto autonoma: 800.03429.

 

Un breve sguardo alla situazione della Penisola

Il problema dell’amianto non è solo di Roma, ma interessa tutta la penisola italiana. Durante il convegno sopra citato, l’ONA ha fornito altri dati estremamente rilevanti. Sono ad esempio oltre 352.000 gli studenti e più di 50.000 gli appartenenti al corpo docente che ogni giorno si ritrovano a dover fare lezione in edifici a rischio.

C’è poi da considerare gli oltre 300.000 km di tubature che vanno a costituire la rete idrica nazionale, la costruzione di alcuni dei quali risale a molto prima degli anni ’90, periodo in cui l’amianto era largamente impiegato nella realizzazione di tali strutture.





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