Cos'è L'amianto?

L'amianto, noto anche come asbesto è un agglomerato di minerali appartenenti al gruppo classificato come inosilicati. Largamente presente in natura, è rinomato per la sua naturale resistenza al calore, infatti è stato impiegato per decenni nella produzione di tessuti ignifughi, sfruttando la sua struttura fibrosa.

Le ricerche in campo scientifico hanno però accertato la sua pericolosità per la salute, facendo in modo che il suo utilizzo venisse bandito in numerosi paesi. In particolare, l'inalazione di polveri contenenti fibra d'amianto, può causare patologie di vario genere, dai tumori alla pleura a quello ai polmoni.

Ne esistono varie tipologie, che secondo le normative italiane vengono considerati tali: il Crisotilo, altrimenti conosciuto come amianto bianco, l'Amosite e il Cocidolite, rispettivamente noti come amianto bruno e amianto blu, la Tremolite, l'Antofillite e l'Actinolite. Le fibre di questo minerale sono incredibilmente sottili, quasi milletrecento volte più piccole dello spessore di un capello umano. Il suo utilizzo è cresciuto esponenzialmente attorno agli anni ottanta, specie per isolare termicamente sia edifici che mezzi di trasporto, ma è stato utilizzato anche per la produzione di plastica e cartone. Le sue polveri inoltre, venivano adoperate per coadiuvare la filtrazione del vino.

Tra le prime nazioni che hanno interdetto l'utilizzo dell'amianto ci sono il Regno Unito e la Germania, a cavallo degli anni '30 e '40. L'Italia si è adeguata solamente nel 1992, proibendo la sua produzione ma consentendone il commercio. L'estrazione dell'amianto avviene in miniera, e successivamente le sue fibre vengono separate dalla roccia madre tramite un processo di frantumazione, al fine di ottenere un filamento purificato.

Tra le ragioni del suo successo, oltre alle qualità termiche c'è da considerare anche il basso costo di estrazione. I paesi principali che ancora oggi estraggono l'amianto sono Canada, Sud Africa, Russia, America Meridionale e Cina. In Italia la miniera più conosciuta è quella di Balangero, nei pressi di Torino, oramai chiusa e prossima alla bonifica. Nel territorio nazionale sono ancora presenti numerose coperture realizzate grazie all'utilizzo di questo minerale, esponendo la popolazione ad un forte rischio in termini di salute a causa del deterioramento progressivo nel corso degli anni.

Il degrado provoca un lento rilascio delle fibre che vengono conseguentemente liberate nell'aria. Tra le procedure più adottate per arginare questo fenomeno vi è l'incapsulamento, volto a bloccarne la dispersione utilizzando prodotti elastomerici. Tra le altre procedure di bonifica, oltre ovviamente alla rimozione materiale degli elementi contenenti amiantati, esiste il confinamento. Questo metodo, spesso accompagnato dall'incapsulamento, consiste nel posizionamento di barriere specifiche che possono contenere la sua dispersione, isolando alcune aree presenti all'interno degli edifici ritenute "sicure" da altre costruite con l'utilizzo dell'amianto.

Esistono oltre tremila prodotti industriali in cui viene largamente impiegato, come il linoleum o i pannelli per edifici prefabbricati, oltre al Cemento-amianto, utilizzato per le lastre di copertura come l'Eternit, o l'amianto spruzzato, identificato come la forma più nociva data la sua friabilità. Si calcola che soltanto in Italia vi siano oltre trentadue milioni di tonnellate da smaltire, distribuite in circa trentaquattromila siti identificati come "pericolosi".

A partire dall'immediato dopoguerra, fino al 1992, si conta una produzione quasi quattro milioni di tonnellate d'amianto in forma grezza. I tempi previsti per una bonifica completa superano abbondantemente gli ottant'anni.
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